Questo è uno di quei periodi in cui faccio fatica a scrivere, perché ogni giorno mi sembra di combattere con me stessa e i pensieri vorticano talmente veloci che non riesco a fermarli sulla carta.
Un po' come se lottassero dentro di me due forze.
Due forze che hanno lo stesso obiettivo, ma vie diverse. E io non so davvero quale sia quella giusta.
Credo che non esista la via giusta.
Esistono solo vie autentiche e, in ogni caso, in salita.
Ce ne fosse una in discesa, o per lo meno pianeggiante, probabilmente non avrei dubbi.
Ma oggi ci sono solo vie in salita tra cui poter scegliere.
E forse non voglio scegliere.
Perché ho paura. Di perdere qualcosa, o qualcuno, anche una parte di me. Quella parte ottimista e positiva, che non crede al caso ma alla volontà.
Ho paura di assaggiare la felicità, senza riuscire mai a gustarla fino in fondo.
Ho paura di perdere la mia luce, di smarrirmi.
Ho paura di parlare e ho paura di stare in silenzio.
Di sbagliare, di non combattere abbastanza, di non riuscire a dimostrare.
Di non essere abbastanza.
Ho paura di perdermi.
Perché è vero: non sempre accade quello in cui si ha sperato, per cui ci si è impegnati tanto.
Nella vita ci sono giorni in cui si perde. E quei giorni fanno proprio schifo!
Scavalcare i muri è un luogo di sfogo, di ricerca di me stessa, di lotta. è un luogo per riordinare i pensieri e le emozioni, è una casa, dentro alla quale sentirsi sicuri, è un motto, una sfida, l'unica maniera in cui sento di dover vivere la mia vita... CLIMB OVER THE WALLS: this is a place to vent, to search for myself, to fight, a place to reorder your thoughts and emotions, a house in which you can feel safe, a motto, a challenge, the only way I feel I should live my life...
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venerdì 26 settembre 2014
mercoledì 27 agosto 2014
Se sai dove guardare, troverai sempre la tua stella polare.
Non bisogna mai perdere di vista i propri punti fermi.
Per non cadere.
Per non farsi sopraffare dalla rabbia, dalla delusione.
Bisogna guardasi indietro, guardare il percorso fatto e riscoprire le proprie certezze.
Per guadagnare, prima bisogna sempre perdere.
Lo avevo scritto una volta e ora più che mai devo credere che sia vero.
Attendere non è non fare nulla, ma è una scelta.
Perché non sempre la felicità si sceglie con la via più facile ed immediata o, per dire la verità quasi sempre, la felicità si sceglie prendendo la strada in salita, quella che la gente non capisce perché sei così pazzo da imboccarla, quella dove forse c'è un lupo pronto a sbranarti, ma... bisogna fare folli salti nel buio nella vita. Lo avrò ripetuto fino alla nausea. ma bisogna farli!
Forza Silvia!
Per non cadere.
Per non farsi sopraffare dalla rabbia, dalla delusione.
Bisogna guardasi indietro, guardare il percorso fatto e riscoprire le proprie certezze.
Per guadagnare, prima bisogna sempre perdere.
Lo avevo scritto una volta e ora più che mai devo credere che sia vero.
Attendere non è non fare nulla, ma è una scelta.
Perché non sempre la felicità si sceglie con la via più facile ed immediata o, per dire la verità quasi sempre, la felicità si sceglie prendendo la strada in salita, quella che la gente non capisce perché sei così pazzo da imboccarla, quella dove forse c'è un lupo pronto a sbranarti, ma... bisogna fare folli salti nel buio nella vita. Lo avrò ripetuto fino alla nausea. ma bisogna farli!
Forza Silvia!
lunedì 20 gennaio 2014
Sii pronto!
Sii pronto a cambiare idea, a stupirti, a ricrederti, a modificare la tua opinione e le tue aspettative.
Ecco cos'altro ho imparato in questo 2014.
Un 2014 che mi aveva fatto fare una scoperta che ora potrebbe invece rivelarsi errata.
Sono in prima linea, come sempre (o come cerco di essere sempre).
Ho voglia di andare oltre, di approfondire, di sperare e si, anche di crederci.
A volte i folli salti vengono fermati prima che li si possa spiccare, ma la perdita di un volo può darti la possibilità di prendere un'altra direzione che altrimenti ti sarebbe stata reclusa.
Credo che sia così.
E, sorpresa, ho iniziato a scrivere il mio Black Book. Sì, sorpresa. Perché nonostante lo avessi messo come uno dei miei propositi per l'anno nuovo, non ero così convinta che sarei riuscita ad imbarcarmi nell'impresa.
Sono euforica e scoppiettante.
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martedì 2 ottobre 2012
Time to change...
A volte è difficile trovare le parole, ma la voglia di comunicare ti spinge allo sforzo.
E quindi mi metto a cercarle le parole.
Non parole qualunqui, ma LE MIE PAROLE!
E' uno di quei momenti di cambiamento.
Passato il momento delle scelte, c'è quello del cambiamento.
Già, perchè le due cose non vanno esattamente di pari passo.
A volte scegliere, non significa automaticamente cambiare.
A volte scegliere è solo il prologo.
Dire ad alta voce da che parte si vuol cadere da qual famoso filo è solo il primo passo.
Ma poi, bisogna convincere DAVVERO se stessi.
E buttarsi.
Ecco, credo di averlo fatto.
Anzi, senza credo, l'ho fatto, ho saltato.
E ho pianto! Ma sono quelle lacrime che io definisco "belle", perchè consapevoli.
Certo la paura di aver perso qualcosa c'è, ma rileggendo le mie parole di un po' di tempo fa, ho capito che questa è una paura sciocca!
Non dobbiamo credere che scegliere significhi rimpicciolire la nostra possibilità d'azione.
E' difficile separarsi dalle persone, benchè di fatto siano già lontane. Perchè il problema è quando sia distante il tuo pensiero da lei.
Ma le paure e le difficoltà, vanno affrontate e superate. I muri io li voglio scavalcare.
Non mi basta chiudere gli occhi, o voltarmi, e nemmeno evitare l'ostacolo.
Il mio motto è preciso e non intendo tradirlo!
Scelgo la felicità. Anche quando non è facile. Perchè è più bello quando la si conquista con la fatica.
Scelgo la felicità, passando per le lacrime, perchè per guadagnare, prima bisogna sempre perdere qualcosa.
Lasciare non significa perdere, allegerire non significa dimenticare.
Il mio cuore resta gonfio.
E se ci penso, sorrido ancora.
Non ho perso nulla in tutto questo tempo. Nulla.
Amo il mio modo di essere. Al 100%.
"Senza riserve" mi era stato scritto e io lo faccio.
Grazie Ale, per tutto!
"Time to change..."
Sometimes it's hard to find the words, but the desire to communicate pushes you to the effort.
And then I'm going to look for the words.
Not any words, but MY WORDS!
It's one of those moments of change.
Passed time to decide, it's time of change.
Yes, because the two things do not go exactly together.
Sometimes choose doesn't mean automatically change.
Sometimes choose is only the prologue.
Say aloud what side you want to drop by the famous wire is only the first step.
But then, you have to REALLY convince yourself.
And jump.
So, I think I did.
Nay, I think not, I did, I jumped.
And I cried! But they are those tears that I call "beautiful", because conscious.
Of course there is the fear of losing something, but re-reading my words of a little time ago, I realized that this is a silly fear!
We have to believe that it doesn't mean to shrink our options for action.
It's hard to part from people, though in fact they are already far away. Because the problem is how much your thinking is away from him.
But the fears and difficulties must be addressed and overcome. I want to overcome the walls.
It's not enough for me close my eyes or turn around, or avoid the obstacle.
My motto is accurate and I will not betray it!
I choose happiness. Even when it is not easy. Because is it more beautiful when you conquer it with fatigue.
I choose happiness, through the tears, because to earn before you must always lose something.
Leave doesn't mean losing, ease doesn't mean forgetting.
My heart is full.
And if I think about it, I smile again.
I haven't lost anything in all this time. Nothing.
I love my way of being. To 100%.
Someone wrote to me "No reservations" and I do.
Thanks Ale, for everything!
E quindi mi metto a cercarle le parole.
Non parole qualunqui, ma LE MIE PAROLE!
E' uno di quei momenti di cambiamento.
Passato il momento delle scelte, c'è quello del cambiamento.
Già, perchè le due cose non vanno esattamente di pari passo.
A volte scegliere, non significa automaticamente cambiare.
A volte scegliere è solo il prologo.
Dire ad alta voce da che parte si vuol cadere da qual famoso filo è solo il primo passo.
Ma poi, bisogna convincere DAVVERO se stessi.
E buttarsi.
Ecco, credo di averlo fatto.
Anzi, senza credo, l'ho fatto, ho saltato.
E ho pianto! Ma sono quelle lacrime che io definisco "belle", perchè consapevoli.
Certo la paura di aver perso qualcosa c'è, ma rileggendo le mie parole di un po' di tempo fa, ho capito che questa è una paura sciocca!
Non dobbiamo credere che scegliere significhi rimpicciolire la nostra possibilità d'azione.
E' difficile separarsi dalle persone, benchè di fatto siano già lontane. Perchè il problema è quando sia distante il tuo pensiero da lei.
Ma le paure e le difficoltà, vanno affrontate e superate. I muri io li voglio scavalcare.
Non mi basta chiudere gli occhi, o voltarmi, e nemmeno evitare l'ostacolo.
Il mio motto è preciso e non intendo tradirlo!
Scelgo la felicità. Anche quando non è facile. Perchè è più bello quando la si conquista con la fatica.
Scelgo la felicità, passando per le lacrime, perchè per guadagnare, prima bisogna sempre perdere qualcosa.
Lasciare non significa perdere, allegerire non significa dimenticare.
Il mio cuore resta gonfio.
E se ci penso, sorrido ancora.
Non ho perso nulla in tutto questo tempo. Nulla.
Amo il mio modo di essere. Al 100%.
"Senza riserve" mi era stato scritto e io lo faccio.
Grazie Ale, per tutto!
"Time to change..."
Sometimes it's hard to find the words, but the desire to communicate pushes you to the effort.
And then I'm going to look for the words.
Not any words, but MY WORDS!
It's one of those moments of change.
Passed time to decide, it's time of change.
Yes, because the two things do not go exactly together.
Sometimes choose doesn't mean automatically change.
Sometimes choose is only the prologue.
Say aloud what side you want to drop by the famous wire is only the first step.
But then, you have to REALLY convince yourself.
And jump.
So, I think I did.
Nay, I think not, I did, I jumped.
And I cried! But they are those tears that I call "beautiful", because conscious.
Of course there is the fear of losing something, but re-reading my words of a little time ago, I realized that this is a silly fear!
We have to believe that it doesn't mean to shrink our options for action.
It's hard to part from people, though in fact they are already far away. Because the problem is how much your thinking is away from him.
But the fears and difficulties must be addressed and overcome. I want to overcome the walls.
It's not enough for me close my eyes or turn around, or avoid the obstacle.
My motto is accurate and I will not betray it!
I choose happiness. Even when it is not easy. Because is it more beautiful when you conquer it with fatigue.
I choose happiness, through the tears, because to earn before you must always lose something.
Leave doesn't mean losing, ease doesn't mean forgetting.
My heart is full.
And if I think about it, I smile again.
I haven't lost anything in all this time. Nothing.
I love my way of being. To 100%.
Someone wrote to me "No reservations" and I do.
Thanks Ale, for everything!
giovedì 16 dicembre 2010
Le macchine
Oggi la macchina di mio fratello è stata mandata a rottamare.
Ne ha conseguito che, nel pomeriggio, lui abbia dovuto prendere la mia.
Ora, la mia macchina è una Fiat Panda del 1987 (!!!), mentre la sua era pure una Fiat Panda, mal del più recente 1994. Per spiegarvi quanto diverse possano essere queste due macchine, vi porto solo i dati più evidenti: la mia ha solo 4 marce, le manca lo specchietto di destra e ha la manopola dell'aria (che immagino che tanti, giustamente, non sappiano nemmeno cosa sia)!
Tutto questo per dire che cosa? Per dire che a mio fratello si è spenta la macchina e non riusciva più a farla partire. E il motivo è semplice: lui non conosce la mia macchina.
Ebbene, circa 2 anni fa, quando ho iniziato a usare quella macchina, anch'io spesso non riuscivo a farla partire, specie in inverno. Ma ora, è tutta un'altra cosa. So con esattezza quando tirare l'aria e quando no, quando e quanto premere sull'acceleratore. Perchè la mia macchina, ho imparato a conoscerla.
Ecco!
Le persone sono esattamente così, come le macchine.
Quando non le conosci bene non sai come prenderle, quando essere duro, quando morbido, quando sai di poterti fidare, e quando invece sai di dover tenere l'attenzione vigile al massimo.
Poi passano gli anni e ti basta uno sguardo, un tono di voce per capire lo stato d'animo dell'altro, per sapere cosa dire e cosa no.
Come le macchine nuove, le persone appena conosciute ci piacciono e ci spaventano allo stesso tempo. Abbiamo paura ma anche la voglia matta di guidarle. Da una parte vorremmo non usarle, per non farle rovinare, e dall'altra non vediamo l'ora di fare chilometri e chilometri seduti su quel sedile con lo stereo acceso.
E poi, come tutte le cose belle, arriva il giorno della separazione. E ce ne sono di molte diverse:
perchè si è sfracellata in un incidente
perchè ormai più di così non può viaggiare
perchè si è rotto un pezzo importante
perchè ci ha stufato
perchè ne abbiamo vista una più bella
Ed ogni separazione porta con sè emozioni diverse, che vanno dalla delusione, alla felicità, dalla rabbia al sollievo.
Strano, ma anche qui vero, lo stesso vale per la perdita delle persone. Anzi, vale ben di più!
Ne ha conseguito che, nel pomeriggio, lui abbia dovuto prendere la mia.
Ora, la mia macchina è una Fiat Panda del 1987 (!!!), mentre la sua era pure una Fiat Panda, mal del più recente 1994. Per spiegarvi quanto diverse possano essere queste due macchine, vi porto solo i dati più evidenti: la mia ha solo 4 marce, le manca lo specchietto di destra e ha la manopola dell'aria (che immagino che tanti, giustamente, non sappiano nemmeno cosa sia)!
Tutto questo per dire che cosa? Per dire che a mio fratello si è spenta la macchina e non riusciva più a farla partire. E il motivo è semplice: lui non conosce la mia macchina.
Ebbene, circa 2 anni fa, quando ho iniziato a usare quella macchina, anch'io spesso non riuscivo a farla partire, specie in inverno. Ma ora, è tutta un'altra cosa. So con esattezza quando tirare l'aria e quando no, quando e quanto premere sull'acceleratore. Perchè la mia macchina, ho imparato a conoscerla.
Ecco!
Le persone sono esattamente così, come le macchine.
Quando non le conosci bene non sai come prenderle, quando essere duro, quando morbido, quando sai di poterti fidare, e quando invece sai di dover tenere l'attenzione vigile al massimo.
Poi passano gli anni e ti basta uno sguardo, un tono di voce per capire lo stato d'animo dell'altro, per sapere cosa dire e cosa no.
Come le macchine nuove, le persone appena conosciute ci piacciono e ci spaventano allo stesso tempo. Abbiamo paura ma anche la voglia matta di guidarle. Da una parte vorremmo non usarle, per non farle rovinare, e dall'altra non vediamo l'ora di fare chilometri e chilometri seduti su quel sedile con lo stereo acceso.
E poi, come tutte le cose belle, arriva il giorno della separazione. E ce ne sono di molte diverse:
perchè si è sfracellata in un incidente
perchè ormai più di così non può viaggiare
perchè si è rotto un pezzo importante
perchè ci ha stufato
perchè ne abbiamo vista una più bella
Ed ogni separazione porta con sè emozioni diverse, che vanno dalla delusione, alla felicità, dalla rabbia al sollievo.
Strano, ma anche qui vero, lo stesso vale per la perdita delle persone. Anzi, vale ben di più!
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