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domenica 3 maggio 2015

... come nulla fosse

Se qualcuno ti fa leggere, di quel qualcuno automaticamente vale la pena di scrivere.

L'aereo è incredibilmente in orario, cosa strana,soprattutto dopo l'esperienza di tre giorni fa quando il volo di andata ha ritardato di più di due ore. Davanti al gate non mi guardo troppo in giro, sono occupata dal pensiero di sedermi sulla valigia evitando di romperla e le tre passeggere milanesi esattamente davanti alla mia visuale parlano sufficientemente ad alta voce da attirare la mia attenzione, senza bisogno di cercare altri punti di interesse.
Imbarcate sul volo delle 10:00, come al solito il mio posto è quello centrale a destra: niente finestrino, niente corridoio. La mia visuale umana si riduce ai mie due compagni di fila, agli assistenti di volo che percorrono il corridoio in lungo e in largo e il passeggero al posto corridoio della fila sinistra avanti di una alla mia.
A sinistra la mia compagna di viaggio, a destra (come al solito, anche questa volta) un uomo di mezz'età di scarsissimo interesse. Penso che il ragazzo col braccio tatuato, unico altro passeggero nella mia visuale, sarebbe stato un fantastico vicino di posto.
Poi i passeggeri spariscono tutti, i miei sensi si focalizzano sul leggero movimento del sedile, le ali che si aprono per prepararsi al decollo, il rumore dei motori pronti a dare il massimo per combattere anche questa volta la forza di gravità. Amo il momento del decollo, per pochi secondi mi sento come a Gardaland.
Il viaggio di ritorno inizia. Leggo la rivista di bordo della Ryanair, faccio un mentale breve bilancio della vacanza, proseguo di un paio di capitoli il libro di didattica della matematica che ho portato con me. Il mio passeggero preferito, in tutto questo, resta sempre nel mio campo visivo, fino a quando i due passeggeri al suo fianco non decidono di cambiare posto. Il ragazzo allora slitta sul sedile vicino al finestrino, rimanendo solo.
Non so quale strana spinta di intraprendenza mi fa alzare dal sedile per raggiungerlo. Cerco di iniziare la conversazione in modo spigliato e disinvolto, anche se credo che un discreto osservatore non si sarebbe fatto sfuggire qualche espressione traditrice sul mio viso.
Tra un misto di imbarazzo e sicurezza mi guadagno un nuovo posto sull'aereo: io e Sebastiano chiacchieriamo di Salonicco, del volo di andata, del lavoro, di matrimoni, di libri e film, di fratelli, di case e di viaggi passati. Lui si rivela non solo di bell'aspetto, ma anche piuttosto interessante.
Lo strano effetto che fa incrociare lo sguardo con uno sconosciuto resta sempre una cosa inspiegabilmente potente.
La seconda ora di viaggio trascorre velocemente, attraversiamo le nuvole di Bergamo, il carrello delle ruote per l'atterraggio viene abbassato, il mio nuovo vicino di posto mi consegna il suo biglietto da visita.
L'aereo atterra, ci stringiamo la mano, un sorriso veloce, recuperiamo i bagagli a mano e poi via, ognuno per la propria strada, come corpi celesti le cui rotte si sono passate vicino giusto per un attimo per poi tornare ad allontanarsi, quasi come nulla fosse.

Quasi come nulla fosse.

giovedì 30 maggio 2013

La stella polare

E' il solito amico a farmi pensare.
E come piace a me, è un pensare per metafore.

Sono partita da un faro e sono approdata ad una immagine a cui sono molto più legata: la stella polare.
Il punto di riferimento, la direzione da guardare per capire da che parte si sta andando, o dove si dovrebbe andare.

Se sai dove guardare, troverai sempre la stella polare.

La tua stella polare.
Perchè in metafora le stelle non sono stelle e il nord non conta niente.
Ciò che conta è sapere chi, o che cosa, sarà sempre lì fermo per te.
E, si badi, non si tratta di immobile staticità.

domenica 10 giugno 2012

... al centro di un incrocio


Arrivano i giorni in cui ogni sera, nel tuo letto, ti chiedi dove sei. Ti trovi nella stanza del dubbio, nel limbo delle incertezze. Hai dei sentimenti, eppure non li riesci a decifrare. Ti chiedi se ancora li sai riconoscere, o se ne hai perso la capacità. A volte ti senti così spinta dalle emozioni e altre, invece, ti chiedi se ancora sei capace di provarne davvero.
E poi cerchi di capire se sei pronta a lasciare tutte le possibili strade che hai davanti per sceglierne una, senza sapere esattamente dove ti porterà. Se sei pronta a rinunciare alla strada che sembra la più adatta a te, ma che in questo momento è sbarrata (e chi sa se mai verrà aperta) per qualcosa che potenzialmente, in questo momento, non è nemmeno paragonabile ad essa.
Razionalizzare le emozioni a volte aiuta. Ma poi hai la paura di averle modificare troppo, di averle rese innaturali. Forse la pedita dell'equilibrio, però, può essere buona: è l'occazione per testare la veridicità dei sentimenti. O è il modo che ha il nostro cuore per dirci che abbiamo bisogno di vivere. Adesso. A volte una strada la si può ripercorrere alla rovescia, o ti porta a nuovi incroci. Non dobbiamo credere che scegliere significhi rimpicciolire la nostra possibilità d'azione.

domenica 8 aprile 2012

6 APRILE

h. 3:26
Scrivo perchè è l'unico modo che ho per guardarmi da fuori, per capirmi.
Oggi ho trovato qualcuno che sembrava capisse me più di quanto non ci riesca io.
Mi sono riempita di dubbi.
E ho pianto! Perbacco, sì!
Che male che si sente quando muta lo stato delle cose, o così sembra.
Vergogna, arroganza, riflessione, ricordo.
Basta guardare negli occhi.
E noi non vediamo mai i nostri.
Sono dove devo essere? Come vorrei essere?
Beh, giuro, se mentre pensavo le domande non avevo una risposta, durante l'atto di scrivere una risposta me la sono data: sì!
Seppur oggi qualcosa di strano sia successo.
Basta un discorso, una persona, per rimettere tutto in gioco, e forse è giusto così: se ne testa l'importanza. O forse è solo tutta una grande illusione e io sono l'inganno di me stessa.
Ma quindi?
E' così sbagliato credere a ciò che si dice a se stessi, giusto o sbagliato che sia?
Dormo.

h. 12:45
Ogni viaggio porta con sè un cambiamento, delle novità e, quasi sempre, SOLE, reale o figurato.
Come oggi, che è una giornata splendida!
Il nulla sa essere così pieno di significato, a volte.
E, ogni tanto, son più le persone che trovi e perdi in un giorno a lasciarti un segno, che non quelle che si vedono con più frequenza.

giovedì 5 aprile 2012

Le partenze

Partire.
Ecco cosa bisogna fare, nella vita, ogni tanto.
Che siano 3 giorni o un mese... con il sole, ma anche con la pioggia.
Lasciare quello che si ha tutti i giorni, per creare una parentesi.
Una parentesi che però non sia un involucro chiuso e indipendente, ma che sia una membrana che comunichi con l'esterno, che permetta passaggio di "ossigeno".
Partire è un po' come cambiare colore dei capelli: una futilità che però ti fa stare bene.
A volte diventa di una urgenza e impellenza incredibili e verrebbe da chiedere come sia possibile.
Beh, è che semplicemente abbiamo bisogno di desiderare qualcosa di estremamente realizzabile.
E realizzarlo.
E allora, parto!

Bye bye

giovedì 29 dicembre 2011

... verso il 2012

E' passato poco più di un anno dalla creazione di questo blog, che un po' coincide con la fine del 2010.
E' stato un anno trascorso veloce come un fulmine,
ma un anno pieno, pienissimo.
Un anno colmo di persone, emozioni, amicizie, incertezze, lacrime, divertimento.
E' stato un anno di viaggio. E che viaggio!
Ho risalito burroni, scavalcato muri, scelto sentieri di fronte a bivi, corso per prati fioriti, nuotato tra gli scogli e, di tanto in tanto, mi son fermata a guardare l'orizzonte.
Ciò che ho fatto meno di tutto è stato il VOLTARMI INDIETRO. E questa è una novità, un bel segno di cambiamento. Ne sono felice e soddisfatta.
E' stato un anno BELLO. Molto più di quello precedente. Perchè è stato un anno PER ME.
Non si tratta di egocentrismo, ma di VIVERE a pieno, senza lasciare nemmeno un minuto alla mera sopravvivenza fisica. Ho passato un anno di piena vita, come spero sia sempre, da ora in avanti.
Alla fine dell'anno scorso avevo suggerito a tutti di trovare un vero proposito per il 2011, in primis a me stessa. Beh, in realtà, coscientemente, non ne avevo trovato nemmeno uno per me. Ma ad oggi, guardandomi da fuori, so che un proposito, invece, me l'ero data. Si trattava di scoprire come scavalcare quei famosi muri, perchè evitarli è chiaramente impossibile. Come trasformarli da ostacoli, a stimoli. Come guardarli con gli occhi di chi vuol scoprire, invece che di chi ci vede e basta.
Ed ora eccoci qua, alla fine di questo 2011, alle porte dell'anno nuovo. Eccoci, a tirare le somme, come si fa per abitudine, per bisogno. La fine dell'anno mi riporta alla mente, nitida come non mai, la MORTE. Penso ad Andrea e a quando toccherà a me. E sì, lo ammetto, ancora mi fa paura.
Non ho molto altro da dire, oltre a ciò che ho già scritto. Anche perchè molte cose son celate in queste poche parole e i molti grazie camuffati tra le righe.
E io sono qua, stabile nel mio oggi, chiedendo solo una cosa a questo 2012 in arrivo: continuare a sentirmi "in aria", perchè come ci insegna Peter Pan si può volare solo avendo nella testa PENSIERI FELICI.

mercoledì 7 dicembre 2011

Vivaci salmoni che risalgono la corrente.

A volte bisogna arrivare all'apice di qualcosa, per avere un'inversione di rotta totale.
Come l'umanesimo e il rinascimento dopo il medioevo,
come una discesa dopo una ripida salita,
come il dolore dopo l'amore.
Ecco. Sotto alcuni punti di vista oggi, il 2011, è arrivato così in basso che forse si può davvero sperare che, tra qualche tempo, avvenga un'inverisone di rotta.
Un cambio di prospettiva, di valori, di prerogative.
O forse, se tanto lo auspichiamo, invece che aspettare, lo possiamo fare noi, nel nostro piccolo, questo testacoda.
Viaggiare contro corrente.
Essere vivaci salmoni che risalgono la corrente.
E' vero, certe cose, però, bisogna farle in due. E viaggiare in direzioni opposte è qualcosa di inconcepibile.
Ma non sarei così sfiduciosa al pensiero di non trovare un compagno di viaggio.
Forse è perchè in fondo ho un'anima ottimista. Il mio essere fiduciosa negli ultimi tempi ha portato cose belle.
Forse è vero che se sorridi alla vita, lei ricambia. O forse no... che importa? So solo che la negatività non mi ha mai condotta da nessuna parte. E questo basta.

sabato 11 giugno 2011

La rotta

Dobbiamo essere noi i navigatori di noi stessi.
Non possiamo affidarci solo alle onde e alla loro imprevedibilità.
Non basta andare, ma si deve viaggiare guardando l'orizzonte, supper a volte possa essere sconosciuto.
A volte basta la direzione, non la meta.
E il più delle volte, una canzone di sottofondo, da cantare a squarciagola, e da ballare sul ponte di comando.
Sentirsi vivi è al priorità,
tutto il resto viene dopo.
Sentirsi leggeri, pronti a lasciare per avere,
perdere per guadagnare.
E anche alzarsi presto e dormire poco non è più un problema.
Esistono solo i muri che ti costruisci da sola.

lunedì 23 maggio 2011

waiting for the trains...

La vita sì, è come un viaggio in treno. Tanti treni per la verità.
Prendere un treno significa prenderne tanti; e aspettare in stazione è la calma di chi attende senza aver fretta di partire a tutti i costi.
Spesso il viaggio implica il passaggio da un treno all'altro, perchè non esiste un diretto da qui alla morte, almeno non per adesso, non è qualcosa che si mette in conto a 23 anni, non deve essere così.
A volte, però, i cambi non son previsti ma imposti da guasti al motore o da ritardi di percorrenza.
Ed eccoti li, in una nuova stazione, probabilmente sconosciuta, ad aspettare il prossimo convoglio nella speranza che sia quello giusto, quello che dovrebbe portarti a destinazione, a quella che pensi che sia la tua destinazione. Sì, perchè spesso si sbaglia treno perchè si aveva sbagliato la destinazione. E allora si deve scendere, senza paura, solo con la consapevolezza che non puoi fare altro, è giusto così, non ci sono altre strade disponibili. Bisogna solo aspettare, salire e scendere, aspettare, salire, scendere, aspettare, salire, scendere...
Quanti treni abbiamo preso nella nostra vita? Troppi per essere contati. Quanti persi? Troppi o, forse, NESSUNO.

mercoledì 27 aprile 2011

Andata, viaggio e ritorno

Viaggi e ritorni rinforzata e rinvigorita,
nonostante le poche ore di sonno.
L'energia la prendi dal mare e dal sole,
e da tutto quello che ci gira attorno.
Ridi indossando un cappello pieno di paillettes e urli dentro uno stupido megafonino,
seppur non ce ne sarebbe bisogno, per far sentire a tutti la tua voce.
Guidi per ore e non ti stanchi, ascolti musica e bevi un Cafè Zero Mocaccino che costa più di quel che dovrebbe.
Scopri i locali e te ne innamori, bevi un cocktail e confermi il tuo amore, parli inglese e ti fan sentire fantastica.
Inizi anche a credere a ciò che avevi sempre denigrato e ti ritrovi a piangiucchiare di fronte a un piatto di farfalle panna e prosciutto.
E torni a casa con degli orecchini di falsa perla da 2€ che ti illuminano il viso abbronzato e anche le tue ragazzine di pallavolo ti fanno i complimenti.
La mamma ti saluta e tu corri dagli amici a mangiare le costine sul prato, ridi e leggi anche il libro che meno avresti voglia di leggere. Giochi a carte, come ti ha insegnato la nonna, e con piacere conosci sempre qualcuno di nuovo.
Poi firmi le verifiche a tuo fratello perchè la mamma non c'è, e ti esalti per così poco.