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venerdì 25 gennaio 2019

Sai quel luogo che sta fra il sogno e la veglia...?

Al mattino ho tre sveglie.
Sì, lo so, non è il massimo.
Ho tre sveglie perché alzarsi dal letto per me è sempre incredibilmente traumatico.
Non so se il lasso di tempo che intercorre tra il suono di una sveglia e l'altra sia più efficace che deleterio ma, al momento, non posso farne a meno: rischierei ogni giorno di riaddormentarmi e non andare al lavoro.
Oggi, tra la sveglia delle 7:40 e quella delle 8:00 mi sono riaddormentata.
Quel sonno sufficientemente profondo da sognare.
Quel sonno sufficientemente leggero da ricordare tutto alla perfezione.
Ho fatto un sogno. Un sogno - inevitabilmente - breve, ma di un'intensità che mi ha disarmato.
Mi ha tranciato le gambe. Questa è l'espressione che ho subito pensato e che mi sono appuntata per non perdere quella sensazione che, nella frenesia del mattino, rischiavo di lasciar scivolare via.
Tutti i sogni, mentre li vivi, appaiono assolutamente realistici e credibili, poi però ti svegli e ti rendi conto dell'assurdità della presenza di una certa persona, o del modo strano e pazzesco con cui mutano tempi e luoghi, o del fatto che nella realtà certe cose non le faresti o potresti mai fare.
Il mio sogno di oggi, però, era incredibilmente realistico, verosimile, potrei definirlo quasi tangibile.
Come se ciò che ho sognato di dire, fare, toccare, annusare e provare lo avessi davvero detto, fatto, toccato, annusato e provato. Come se mi fossi trovata in un'altra dimensione altrettanto reale a quella in cui sto vivendo ora.
Come se... e invece non lo so...

lunedì 17 settembre 2018

Trenta

La mezzanotte è scoccata e io ho appena compiuto 30 anni.
Sì, quando lo dico in pubblico faccio anche io quell'espressione da "oddio, sto diventando vecchia, fermate il tempo per favore!", ma la verità è che questo cambio di decina non mi sta facendo paura.
Sarà che tutti (mia nonna in primis) mi dicono che sono molto più luminosa, bella e raggiante ora, di quanto non lo fossi 2 o 3 anni fa...
Sarà che il numero 30 mi piace (forse grazie all'università?! ahah)...
Sarà che compiere gli anni, nonostante tutto, mi è sempre piaciuto tantissimo!
30 anni sono forse quella via di mezzo tra l'essere alla ricerca e l'essersi trovati.
E' un'età "ibrida" dove si riesce a godere ancora della spensieratezza giovanile, ma si iniziano anche a ricevere i frutti delle proprie scelte di vita.
Insomma, questi 30 anni a me piacciono.
E mi piaccio io, a 30 anni.
Mi guardo indietro - perché è questo che ci fanno fare i compleanni, e ancor più, il raggiungimento di una cifra tonda - e vedo un bel cammino, ricco di salite e discese, muri, mari da attraversare a nuoto e cieli da sorvolare senza bisogno di ali.
Non sono affatto la Silvia che pensavo di diventare 10 anni fa, né meglio né peggio, ma solo diversa.
Ho fatto scelte che non pensavo avrei fatto, incontrato ostacoli che mai avrei preventivato, reagito alla vita come non mi sarei mai aspettata da me stessa.
E ora mi rigiro a guardare in avanti, immagino la Silvia che sarò a 40 anni e so per certo che or di allora sarò ancora diversa.
Ho tanti sogni, speranze, aspettative - accompagnate, certo, anche da qualche paura - e non vedo l'ora di scoprire cosa mi riserva il futuro.
Auguri a me! Buon compleanno, Silvia!

mercoledì 10 luglio 2013

As strong as you are

Avevo paura di poter essere ferita,
ma poi mi sono accorta che nulla o quasi mi può scalfire in questo momento.
Sono troppo forte del mio sorriso, dei miei traguardi alle porte, dei miei progetti sul futuro.
La mia vita ha una imbottitura abbastanza spessa da proteggermi dalle lance.
Ho insegnato a me stessa a sognare, ma ho anche imparato a vivere la realtà, a seconda delle occasioni.
Bisogna solo sapere cosa fare per scegliere la felicità giorno dopo giorno.
Sorriderò sempre e riderò fino alla morte.



domenica 24 giugno 2012

Dove mi trovo ora

Sono in uno di quei momenti così.
In cui ti fermi e cerchi di capire dove sei arrivata.
In cui, in realtà, avresti solo voglia di andartene al mare e goderti le vacanze.
Ma l'università e lo studio ti trattengono e manca ancora un mese.
Un mese in cui però sai che devi dare comunque il massimo per superare anche i prossimi due esami e iniziare a imbastire i lavori per quello di settembre...
Sai che non puoi sgarrare se vuoi laurearti il prima possibile,
sai che da ottobre ti aspetta un anno pienissimo tra lezioni, altri esami, laboratori, tirocinio, stesura della tesi, lavoro, allenamenti... cose a cui comunque non rinunceresti, sono quelle per cui senti che val la pena di far fatica, ma che ti mettono pure alla prova.
E poi c'è l'incertezza legata ai sentimenti. Quanto vale la pena veramente aspettare? Non si può avere una risposta.
Il problema è che ora sono andata talmente tanto avanti in una strada a me sconosciuta, che ora non so più dove sono... Non che mi faccia paura il proseguire, la paura è quella di non arrivare da nessuna parte.
E il non arrivare da nessuna parte è un finale che non ho mai preso in considerazione nella mia vita.
Anzi, mi fa molta paura!
Dall'altra parte, però, non vedo ancora vie che mi chiamano a loro, seppur qualche istinto di provare a cambiare sentiero ci sia. E forse ho deciso di ascoltarlo...
Ma di certezze non ne ho nessuna. Non dico di aver scelto di fare le cose giusto per farle... ma... non ho obiettivi, non ho mete, non ho aspettative e speranze nitide...

Questo pomeriggio ho fatto un sogno (sì, lo ammetto, ho dormito invece che sfruttare il mio tempo per studiare...). Uno dei miei. C'era un sentiero di montagna che portava ad un grande, grandissimo teatro. Ricordo molti piani su cui si saliva non troppo agilmente. Io lavoravo per il teatro, stavo dietro le quinte, osservavo lo spettacolo dalle fnestrelle dei depositi, dove si tengono i costumi, le stoffe e tutto il materiale di scena. Il teatro era immenso, gigantesco e bellissimo. Ricordo le mie continue salite e discese per le scale, e al bar ho pure rovesciato da bere ad un ragazzo.
Non ho trovato significati per un sogno del genere, so solo che mi è piaciuto nonostante l'apparente inconcludenza... non so... forse è che oggi mi sento così: in continuo movimento su scale e scale strette, imprigionata in un luogo che trovo bellissimo ma senza sapere nulla di più...

mercoledì 30 novembre 2011

I messaggi dei sogni

Stanotte ho fatto parecchi sogni. Ne ricordo 3 in particolare, e uno più di tutti.
Nel primo mio fratello Pietro, il più piccolo, spariva, non lo trovavamo più e, nella ricerca, iniziavano a scomparire anche altri due miei fratelli. Mi son svegliata durante la notte con un'orribile sensazione di impotenza e soprattutto dolore. Bruttissimo.
Nel secondo sogno, che è quello che ho fatto appena prima di svegliarmi, c'era sempre la mia famiglia, ma l'unica cosa che ricordo è che c'entravano delle chiavi che io dovevo andare a mettere nel tronco di un albero fuori dalla casa di un mio amico.
Ed ora arriviamo all'ultimo sogno, quello più strano, quello più sorprendente:
Ero in giro in bicicletta, per una città cupa, in vicoli grigi. Svolto a sinistra e supero sulla destra una scuola, che io sapevo essere malfamata per il tipo di ragazzi che la frequentavano (quelli che la società chiamerebbe mini-delinquenti), e sulla sinistra un centro di recupero per ex carcerati. Terminata la via, svolto a destra. Mi ritrovo in un vicolo chiuso. Sulla desta c'è un camion da cui un signore sta scaricando dei piccoli maialini. I maialini sono agitati, hanno voglia di correre. Io e altre persone (che non so da dove siano sbucate) ci mettiamo a fare da barriera, per non farli scappare dal vicolo. E, di colpo, mi accorgo di non aver più davanti a me dei piccoli porcellini rosa, ma BAMBINI di 8/9 anni. Sono bambini stranieri e non. Sono vivaci. E noi, che prima cercavamo di contenere i maialini, ora stiamo cercando di contenere questi bambini. Loro cercano di uscire, alcuni sono in bicicletta, proprio come lo ero io. Due in particolare interagiscono con me. Non ricordo i dialoghi iniziali. So solo che io respingevo questi ragazzi. Arrivo al punto di minacciarli di buttarli per terra, per fargli male. E lo faccio: spingo il primo e cade con la bicicletta appresso. Poi spingo il secondo che, però, con grande abilità riesce, facendo uno strano movimento con le ruote a stare in piedi. Io mi stupisco di questa sua abilità, e il mio viso lo dice anche a lui. Entro nel "recinto" che avevamo creato per contenere i bambini e, non più con cattiveria ma con una crescente complicità, spingo di nuovo il secondo bambino per una, due, tre volte. Ed ogni volta lui non cade ma gestisce alla perfezione i movimenti della sua bicicletta. Hamed, così si chiama il bambino, scende dalla sella e mi guarda. Io guardo lui. Entrambi ci sorridiamo. Un sorriso vero. Io grido: "Sei bravissimo Hamed!". E il sogno si conclude con un bellissimo abbraccio.

Questo sogno mi ha scaldato il cuore. Quel sorriso, quell'abbraccio sono stati tanto belli, quanto emozionanti. Non erano reali. Ma sono state reali le mie sensazioni (anche quelle di vergogna ripensandomi a spingere con forza dei bambini per farli cadere).

Non so perchè proprio oggi abbia fatto questo sogno. Non so perchè proprio oggi mi sia ricordata così bene un sogno (cosa che non mi succede quasi mai). Ma son convinta che c'entri con la mia strada. Quella che sto percorrendo per diventare una maestra al 100%. Spero di non far mai cadere volontariamente nessun bambino, ma spero di riuscire a condividere con tanti di loro la scoperta delle loro abilità, dei loro talenti e soprattutto, a condividere con loro la GIOIA di aver scoperto di essere capaci.

venerdì 18 febbraio 2011

Il sogno

Stanotte ho sognato che qualcuno mi infilasse qualcosa di tagliente e appuntito nell'occhio sinistro.
Beh, il mio corpo lo ha sentito, veramente. Più reale che mai!
Ma non c'era il dolore, solo l'allucinante sensazione di avere un occhio perforato.
Il terrore di perdere uno dei due soli punti di vista che la natura umana ci mette a disposizione.
Poi arriva il risveglio e la consapevolezza che quello era semplicemente un sogno. Uno dei miei tanti. Uno dei più tipici.
Ultimamente sto guardando alla mia vita in modo diverso, come se, veramente mi avessero privato di un occhio.
E c'è qualcosa che lo rimpiazza che mi sta dando un nuovo punto di vista da cui guardare e che non avevo mai considerato.
Ora vedo quando sono fortunata.
Fortunata di essere nata dove sono nata.
Fortunata dei genitori che ho
Fortunata dei fratelli che ho.
Fortunata della casa che ho.
Fortunata delle mille oppurtunità che la vita non mi ha mai precluso.
E mi sento così sciocca per essere stata capace, in passato, di pensare che tutto questo non fosse importante, che forse avrei preferito sparire nel BIANCO cosmico delle caverne che stanno dietro alle nostre fronti.
E mi rivedo a scrivere tutto su quel quaderno che era così mio e poi è diventato così tuo, tanto da averlo dovuto bruciare.
Bruciare te e la morte nello stesso istante. Ecco, cosa ho fatto quella sera sul mio balcone.
Quella sera ho inziato ad affilare la punta dell'arma tagliente del sogno.
Ed ora eccomi qua, più ferita e sanguinante che mai. Eppure forte come un leone! Forte di me stessa.
Quanto sono bassi certi muri a guardarli ora, così lontani!