martedì 30 settembre 2014

Ieri è storia, domani è un mistero ma oggi è un dono, per questo si chiama presente

... e anche se alcuni giorni ci sembrano faticosi, lunghi, insopportabili,
OGGI resta sempre il PRESENTE e il presente è sempre un DONO!
E nell'oggi dobbiamo vivere. Dobbiamo esserci.
Con la V e la E maiuscole!
Forti dei propri punti fermi, delle proprie convinzioni, delle persone che ci saranno sempre.
Forti di se stessi, anche quando si è deboli e insicuri.
Anche quando la nebbia ci fa pensare di esserci persi.

venerdì 26 settembre 2014

Non trovo nemmeno un titolo.

Questo è uno di quei periodi in cui faccio fatica a scrivere, perché ogni giorno mi sembra di combattere con me stessa e i pensieri vorticano talmente veloci che non riesco a fermarli sulla carta.
Un po' come se lottassero dentro di me due forze.
Due forze che hanno lo stesso obiettivo, ma vie diverse. E io non so davvero quale sia quella giusta.
Credo che non esista la via giusta.
Esistono solo vie autentiche e, in ogni caso, in salita.
Ce ne fosse una in discesa, o per lo meno pianeggiante, probabilmente non avrei dubbi.
Ma oggi ci sono solo vie in salita tra cui poter scegliere.
E forse non voglio scegliere.
Perché ho paura. Di perdere qualcosa, o qualcuno, anche una parte di me. Quella parte ottimista e positiva, che non crede al caso ma alla volontà.
Ho paura di assaggiare la felicità, senza riuscire mai a gustarla fino in fondo.
Ho paura di perdere la mia luce, di smarrirmi.
Ho paura di parlare e ho paura di stare in silenzio.
Di sbagliare, di non combattere abbastanza, di non riuscire a dimostrare.
Di non essere abbastanza.
Ho paura di perdermi.
Perché è vero: non sempre accade quello in cui si ha sperato, per cui ci si è impegnati tanto.
Nella vita ci sono giorni in cui si perde. E quei giorni fanno proprio schifo!

giovedì 28 agosto 2014

Una stella.

A volte la vita ci mette alla prova.
Per la verità lo fa molto spesso, che si abbiano quattordici anni, diciassette, ventiquattro o quasi ventisei.
E allora è in questi momenti che si deve far vedere di che stoffa si è fatti.
Che bisogna fare i conti in primo luogo con se stessi e con l'immagine di sé che ci si è fatti fino a quel momento.
E in questo fare i conti io non posso che tornare indietro, ancora una volta, a quel gennaio 2008 ad Andrea. Perché veramente io gli devo tutto ciò che sono ora.
Da quel giorno ho imparato a cambiare, ho imparato a non subire la vita, a prendermi dei rischi, a non sprecare, specialmente il tempo.
Ho imparato a sorridere di più, ma anche a piangere di più. Anzi, a piangere meglio. Mi capite?
C'è stato un tempo, che ora appare come una macchia sfumata nella mia mente, in cui io volevo scappare, in cui credevo che arrendersi era l'unica soluzione, in cui io ero bravissima ad odiare. E forse la persona che odiavo di più ero io.
C'è stato un tempo in cui Silvia si nascondeva così bene che non sembrava neppure lei. Silvia che mentiva, Silvia che si faceva schiacciare dalle parole ben confezionate di un bravo oratore, Silvia che litigava con suo fratello, Silvia che voleva male alla sua mamma.
Mi vergogno oggi di quella Silvia. Mi vergogno perché non mi riconosco più in quella Silvia.
Credevo di essere una luna, ma mi sbagliavo.
Di che stoffa sono fatta? Io sono una stella.
Silvia è una stella.

mercoledì 27 agosto 2014

Se sai dove guardare, troverai sempre la tua stella polare.

Non bisogna mai perdere di vista i propri punti fermi.
Per non cadere.
Per non farsi sopraffare dalla rabbia, dalla delusione.
Bisogna guardasi indietro, guardare il percorso fatto e riscoprire le proprie certezze.

Per guadagnare, prima bisogna sempre perdere.

Lo avevo scritto una volta e ora più che mai devo credere che sia vero.
Attendere non è non fare nulla, ma è una scelta.
Perché non sempre la felicità si sceglie con la via più facile ed immediata o, per dire la verità quasi sempre, la felicità si sceglie prendendo la strada in salita, quella che la gente non capisce perché sei così pazzo da imboccarla, quella dove forse c'è un lupo pronto a sbranarti, ma... bisogna fare folli salti nel buio nella vita. Lo avrò ripetuto fino alla nausea. ma bisogna farli!

Forza Silvia!

mercoledì 16 luglio 2014

Ti ricordi a 13 anni?

In questi giorni pensavo a tutte le volte che accade di pensare di dire basta.
Si, non è un argomento allegro, ma è un Argomento.
E, secondo me, neppure così insolito.
Cioè... io a tredici anni ci pensavo.
E credevo fosse normale pensarci almeno una volta nella vita, o anche un paio di volte per lo meno.
Poi SBAM, la porta in faccia quando la mia professoressa di italiano mi ha preso in pieno contropiede: "No no, non è normale fare questo pensiero!".
Insomma, pareva chiaro che dovevo avere dei problemi. E chissà per quanto tempo l'ho pensato...
La verità è che invece è un pensiero normalissimo, figuriamoci nei melodrammatici anni dell'adolescenza!
E un'altra verità è che comunque se decidi di scegliere di Vivere, poi il momento passa perché la vita sorprende sempre chi Vive.
E quel pensiero non ti appartiene più.

lunedì 30 giugno 2014

Dire, pensare, sentire...

Devo scrivere.
Devo scrivermi.
Senza veli.
E allora la verità è che ho paura.
Perché poi ti dicono che "hai parlato troppo presto"...
... però se una cosa la si dice è perché la si sente, e anche se non la si dice la si pensa, e questo basta.
Io penso che un mese fa ho conosciuto una persona speciale,
una persona diversa, dalle altre che ho conosciuto fino ad ora e anche da me.
Tranne che in una cosa: entrambi amiamo la verità e ci piace essere sinceri.
Io penso che, ora come ora, sarei pazza se mi tirassi indietro.
Penso che Giuseppe valga la pena, valga 112 chilometri, valga la paura.
Penso che l'amore arrivi quando meno te lo aspetti e a volte invece quando lo aspetti.
Penso.
Penso a Giuseppe.
Lo penso perché lo sento.
E non mi accontento di pensarlo, ma lo dico.

lunedì 16 giugno 2014

OGGI

Oggi ho indossato la mia collana "La felicità è una scelta".
Ne avevo bisogno.
Dovevo ricordare quanto potere ho su me stessa,
che la vita non si subisce, ma si vive.
Avevo bisogno di una scusa, una qualunque, per sentirmi un po' più forte.
Oggi ho sperato che Nicole mi si sedesse in braccio e quando puntualmente lo ha fatto l'ho accolta a braccia aperte, benché di solito non lasci alle bambine troppe occasioni per farlo: ne avevo bisogno io.
Avevo bisogno di qualcuno da abbracciare. E, lo ammetto, per me Nicole ha qualcosa di speciale e in quel momento era la persona perfetta al momento giusto.
Oggi ho bisogno.
E sono sicura che ci saranno molti altri giorni così nella mia vita.
Ma sono contenta perché vedere i bambini a scuola costruire la dama con i materiali di scarto e poi giocarci come se fosse il più bel gioco del mondo in quel momento, mi fa capire che basta davvero poco per trovare un po' di felicità ogni giorno, anche quando i pensieri sono tanti e confusi e la mattina non ci si vorrebbe alzare dal letto.